BIO

karenina - band - www.karenina.it
  • I Karenina sono all'esordio, ma in realtà non lo sono: stranezze dovute a un cambiamento di stato, ma non di forma, a una ragione sociale che muta, ma che non altera le componenti fondamentali che danno vita a un progetto in pieno sviluppo da quasi due anni. Triste Colore Rosa è stata la crisalide dalla quale è nata la farfalla Karenina. Ilprocesso, veicolato da un cambio di nome e ufficializzato a ottobre del 2011, è dovuto all'arricchirsi della musica del gruppo di sfumature nuove, in parte distanti dall'universo di “Scomparire in 11 semplici mosse”. Musica che prenderà forma completa nel disco “Il futuro che ricordavo”, uscito a inizio 2012 e anticipato dal singolo e videoclip “Colore”.

    LINE UP

    Francesco Bresciani - voce e chitarra
    Francesco Zini - basso
    Giuseppe Falco - chitarra 
    Ottavia Marini - piano e voce 
    Enrico Brugali - batteria

    COLLABORAZIONI

    PRODUZIONE ARTISTICA, REGISTRAZIONI  e MIX - Paolo Pischedda, Marta sui Tubi
    MASTERING: Max Trisotto (Jennifer Gentle, ValentinaDorme, Northpole...)
    STUDIO DI REGISTRAZIONE: Omicron studio - Capriolo (BS)
    ASSITENTE TECNICO: Francesco Invernici

    DICONO DI KARENINA

    BLOW UP - Marzo 2012 - Pergiorgio Pardo

    Sono l’evoluzione dei Triste colore Rosa e attribuiscono il cambio di ragione sociale all’esigenza di sancire anche formalmente e a livello identitario l’evoluzione artistica e musicale in cui il progetto è impegnato.
    A traghettare la formazione verso un suono maturo, consapevole, improntato a un solido lirismo dei particolari è Paolo Pischedda dei Marta sui Tubi, bravissimo in consolle a cogliere l’umorale, umbratile, a tratti persino passionale tavolozza di queste canzoni del futuro passato.
    I brani appaiono sospesi fra una base acustico-cameristica, che deve molto del suo fascino al pianismo efficace e discreto di Ottavia Marini, e il furore elettrico delle due chitarre, pronte ad esplodere nei momenti più decisi ed a sottolineare i picchi emotivi  dei brani.
    L’intenso e mobile Drumming di Enrico Brugali e la vocalità impetuosa di Francesco Bresciani sono gli altri due ingredienti portanti di un album che vede nella formula sonora il proprio punto di forza e nella scrittura, che ritorna sui passi del Rock Italiano d’autore di matrice Indie( dai Virginiana Miller, ai Northpole a i ValentinaDorme) il proprio margine, probabilmente non ancora del tutto esplorato, di crescita e approfondimento dell’ispirazione. E sono poi degni di momenti di attenzione i testi, sempre ricchi di patos, di immagini scolpite, di pensiero, di uno sguardo disincantato sul mondo e sui suoi giochi di luci e ombre.
    Già da questo suo primo passo della sua nuova parabola artistica, karenina si pone dunque come una delle realtà più personali e definite del panorama italiano indie Pop e proietta gli autori nel Novero dei nomi da seguire con attenzione. Non possiamo augurare la loro l’accoglienza e il seguito che il coraggioso spostamento di ispirazioni ed obbiettivi e la generosità creativa di questo album meritano ampiamente

    RUMORE - Marzo 2012 - Diego Ballani

    Per come la vedo io, il problema delle indie band nostrane è la mancanza di aspirazioni. Ci si limita a riciclare i Topics della nicchia di appartenenza,scrivendo canzoni dal respiro corto, volto ad appagare un pubblico minuto e familiare.
    Sarà che i Karenina non sono esordienti, sarà che frequentano le giuste compagnie(album prodotto da Paolo Pischedda dei Marta Sui Tubi), ma  hanno il merito di ambire ad essere universali, con un linguaggio che recupera l’autorevolezza del pop italiano degli anni 70s.
    Stesse strutture atipiche, stesso taglio narrativo e vagamente cantautorale, ma con peculiari incursioni psichedeliche alla Broken Social scene e un gusto mix di melodie anglosassoni e mediterranee che li può rendere appetibili ad un pubblico esterofilo.
    Soprattutto c’è il desiderio di raccontare delle storie che non rischiano di perdere senso al primo giro di valzer dell’hype.

    SPAZIOROCK - Febbraio 2012 - Marco Belafatti

    [...] “Il Futuro Che Ricordavo” è un disco che non ha paura di osare, anche laddove le sue liriche raccontano con un pizzico di cinismo storie di ordinaria e nazionalpopolare amarezza, accompagnando cavalcate tra l'acustico e l'elettrico (“Chiara Lavora In Politica”), per lasciare poi spazio al disincanto naif di “Le Macchine Da Scrivere” e all'inebriante senso di liberazione di “Il Giorno Più Bello”. Un senso di liberazione che passa attraverso il primaverile pop rock di “Soffiaci Sopra” e si schiude – perché no – nell'introspezione simil-post rock di “Tutto Il Freddo”. Un po' come camminare sull'orlo di un precipizio su una fila di tasti bianchi e neri, con la consapevolezza di poter spiccare il volo da un momento all'altro... E poi via di nuovo, “Oltre Tutto Questo”, oltre le vette mozzafiato di un alternative rock di ampio respiro internazionale, ad ascoltare le tristi storie di Esther Grenwood, mentre “un passo più in là la città precipita”.
    E se “non dovremmo mai fidarci della verità”, se guardando i “personaggi nelle foto in bianco e nero” è un po' “strano pensare che anche loro facevano l'amore”, noi, una volta tanto, preferiamo fidarci e confermiamo che non è altrettanto strano pensare che i Karenina, con questi rosei presupposti, faranno strada. Eccome se ne faranno.

    ROCKERILLA - Marzo 2012- Alessandro Bonetti

    C'è passione, romanticismo, e leggerezza nella musica dei Karenina, qualità da non prendere sottogamba nel sempre più affollato calderone della musica odierna. Nato dalle ceneri dei Triste Colore Rosa, il quintetto ci riporta ai piaceri di un pop dal forte taglio cantautoriale che non potrà mai passare di moda. Tra episodi più tirati e rallentamenti quasi acustici la formazione lombarda imbastisce traiettorie sonori mai banali che lentamente conquistano l'ascoltatore grazie a melodie accattivanti e testi dalla notevole capacità evocativa. Non mancano neanche fascinazioni elettroniche, il violoncello di Mattia Boschi (Marta Sui Tubi) e lievi sussulti distorsivi, a dimostrazione di un talento da tenere d'occhio.

    MUSIC CLUB - Marzo 2012

    Parole, suoni, emozioni. L'indie incontra il pop e il rock, la melodia incontra il rumore, venature autoriali si intrecciano con un background musicale solido, amalgamato dall'attenta produzione di Paolo Pischedda dei Marta Sui Tubi. I Karenina esordiscono per la seconda volta - il loro primo album era a nome Triste Colore Rosa - con un lavoro ironico e intelligente sin dal titolo "Il futuro che ricordavo", che ci proietta in un mondo fatto di contrasti e armonie. Nella musica dei Karenina si trovano si trovano tracce degli insegnamenti di Sebadoh, Radiohead, Broken Social Scene. Ma ogni traccia trasuda anche l'amore per il cantautorato italiano, il blues e la classica, che riporta armonia tra le distorsioni rock attraverso il violoncello di Mattia Boschi (Marta Sui Tubi, The Niro, Il Disordine Delle Cose). "Il futuro che ricodavo" è un disco complesso, con più facce: una sporca e una pulita e raffinata, una cinica e una romantica. E' un album sentito e studiato, che conferma la formazione lombarda come una delle più interessanti nel panorama indipendente.

    SENTIREASCOLTARE - Marzo 2012 - Stefano Solventi

    Pochi mesi fa hanno deciso di cambiare nome, proprio a ridosso dell'esordio. Da un discutibile Triste colore rosa a Karenina: scelta oserei dire condivisibilissima. Questo per dire di un quintetto con le idee forse non ancora chiarissime però animato da badilate di entusiasmo e idee, soprattutto meritevoli d'aver scelto un baricentro espressivo intrigante, individuabile tra il lirismo psych degli Scisma e la versatilità indie-pop dei Broken Social Scene, con licenza di turgori elettrosintetici Muse (Il futuro che ho dimenticato), agnizioni melodiche Marta Sui Tubi via Carmen Consoli (Il giorno più bello) e irrequietezze Afterhours (quelli delle ballate rapprese in Tutto il freddo e declinati ultrapop in Gli anni del piombo).
    Piace la versatilità della proposta, la sensazione che potrebbero schizzare in qualsiasi direzione, si tratti dell'enfasi brit di Come Esther Greenwood (anche se non lo speriamo), le vampe progressive di Chiara lavora in politica o il folk-rock arty di Colore (che un po' ricorda i Counting Crows più ambiziosi). Promettenti, ma già godibili.

    STORDISCO - Marzo 2012 - Max Sannella

    [...] Rabbia, amore e terre di mezzo portano queste tracce a diventare incontri ed attraversamenti d’anime e bramosie infinite, ballate e fiamme, pause ed intimismi che s’inseguono come pollini in avanscoperta di nuovi sentori, esplosioni armoniche e arte allo stato puro che si eccitano e completano nei giri arpeggiati di “Chiara lavora in politica”, nei ticchettii caracollanti e guasconi de “Le macchine da scrivere”, nello shuffle distorto della titletrack o nella rotondità liquida che si fa bolla poppyes tra le luminescenze di “Soffiaci sopra”, tutte sensazioni che i Karenina snocciolano come formidabili hooks sui quali lasciarsi andare è quasi obbligo acquisito: un Moltheni si affaccia in “Tutto il freddo” come un Benvegnù apre la porta di “Colore”, poi la grazia volatile de “Gli anni di piombo” da la botta in testa finale, il rilascio essenziale di una piccola opera underground concepita proprio per chi ha voglia di estraniarsi e inalare qualcosa di diverso dal seriale. Karenina, poesia e watt a presa rapida certificati.

    HANNO DETTO DI TRISTE COLORE ROSA


    RUMORE - 11/2010 - "Costeggiano le rive del moderno rock autoctono ed internazionale... Sciorinano un susseguirsi di canzoni ora soffici e semiacustiche, ora elettriche ed irruenti... Il tutto con la naturale incoscienza ed ingenuità degli esordienti. Senza avventurarsi in eccessive e cervellotiche applicazioni di liriche su musica ma utilizzando la parola con semplicità ed eleganza" ...), rispecchiava l’identità multipla e liquida del gruppo passando in modo disinvolto dall’elettronica alla musica d’ambiente, dal cantautorato al noise.


    BLOW UP - 09/2010 "la registrazione pare curata e diversificata, insomma convincente; buoni alcuni pezzi urlati che ricordano i Ritmo Tribale (mara cannibale) e la cure-iana "ogni maledettissima volta";

    FUORI DAL MUCCHIO - ottobre 2010 - Hamilton Santilà: " Gli arrangiamenti di “Scomparire in 11 semplici mosse” sono felicemente internazionali e mostrano una band che non ha paura di usare le chitarre o usare la struttura strofa-ritornello per paura di essere banali. E, novità, le parole e le frasi sono costruite in maniera assolutamente niente male..."

    SENTIREASCOLTARE - 10/2010 " Atmosfere si diceva, sin dal nome in attenuazione di colore scelto, per musica cantata in italiano, che passa con disinvoltura dall’elettronica al pop rock all’indie, sospesa tra momenti più acustici e momenti più tirati... questo esordio fa ben sperare per le mosse successive"